La PNEI

La PNEI è la:

Disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici.
Nella PNEI convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni Trenta del 20° sec., dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze.
Con la PNEI viene a profilarsi un modello di ricerca e di interpretazione della salute e della malattia che vede l’organismo umano come una unità strutturata e interconnessa, dove i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente.
Ciò fornisce la base per prospettare nuovi approcci integrati alla prevenzione e alla terapia delle più comuni malattie, soprattutto di tipo cronico e, al tempo stesso, configura la possibilità di andare oltre la storica contrapposizione filosofica tra mente e corpo nonché quella scientifica, novecentesca, tra medicina e psicologia, superandone i rispettivi riduzionismi, che assegnano il corpo alla prima e la psiche alla seconda.

(da: Bottaccioli, F., voce di Treccani Medicina, vol. 3, Cervello Mente Psiche, Roma 2010)

Per usare ancora le parole di Francesco Bottaccioli, fondatore della SIPNEI e da oltre 20 anni forte divulgatore del paradigma integrato, la PNEI è un paradigma sistemico a base molecolare.
Basandosi infatti sulle ricerche scientifiche e tecnologiche più avanzate e strutturate, la PNEI indaga i meccanismi base della biologia molecolare al fine di:

  • comprendere come le cellule interagiscano fra loro sfruttando
    • le stesse identiche molecole. Fondamentalmente ogni cellula è in grado di produrre neurotrasmettitori (es.: noradrenalina), ormoni (es.: cortisolo), citochine (es.: IL-1β, IL-6, TNF-α) e altre molecole di segnale che vengono quindi usate per comunicare ed orchestrare le risposte dell’organismo agli stressors interni (es.: alimentazione infiammatoria) ed esterni (es.: isolamento sociale);
    • molteplici canali di comunicazione, fisici e chimici. Le stesse sinapsi fra neuroni (e cellule gliali) usano meccanismi quali la generazione del potenziale d’azione elettrico, il rilascio di neurotrasmettitori tramite vescicole, l’emissione di biofotoni, la generazione di tensioni meccaniche per ridefinire la forma di un neurone (cambiandone così la trascrizione genica), il rilascio di neurotrasmettitori nello spazio circostante alla sinapsi tramite i dendriti e il corpo cellulare (“trasmissione per volumi”), la creazione di nanotunnel fra neuroni in cui scambiarsi direttamente sostanze ed organuli;
  • dare ragione di un approccio integrato alla salute umana (ed ambientale). La PNEI tiene infatti conto delle interazioni fisiologiche e patologiche fra i principali sistemi di regolazione dell’organismo, ossia nervoso, endocrino, immunitario, a partire dalla psiche che, emergendo sicuramente dall’organismo, retroagisce su di esso alterandone struttura e funzione.
    Basandosi sulle evidenze scientifiche più recenti la PNEI incoraggia infatti, accanto ai trattamenti farmacologici e chirurgici, l’uso dell’alimentazione, dell’attività fisica, delle tecniche di riequilibrio mente-corpo (es.: meditazione), della psicoterapia, delle tecniche manuali (es.: osteopatia), delle discipline corporee (es.: Tai Ji Quan), della fitoterapia, dell’agopuntura e di altre discipline definite complementari (sempre però poste al vaglio della scienza) al fine di dare un contributo globale per la salute della persona.
    Un simile approccio è fondamentale per ogni malattia, in quanto gli strettissimi legami mente-corpo messi in luce dalle ricerche di grandi pionieri come Hans Selye (reazione di stress), Robert Ader (condizionamento neuro-immunitario), Conrad Waddington (epigenetica), Candace Pert (recettori endogeni per gli oppioidi), John Bowlby (attaccamento infantile), Bruce McEwen (carico allostatico), George Chrousos (stress e alterazioni metaboliche), Michael Gershon (intestino come secondo cervello), Michael Meaney (conferma epigenetica dell’attaccamento), etc. rendono conto di come mente e corpo interagiscano continuamente nel definire salute e malattia e di come le esperienze quotidiane modifichino l’attivazione o lettura del DNA.

In tutto questo, la PNEI si fonda sull’ideale sociale e politico della “Cura di sé” presente sia nell’antica Grecia sia nell’antica Cina, due tradizioni molto più vicine di quanto spesso le si voglia far apparire. Ogni essere umano deve conoscere sé stesso, il proprio organismo e il proprio modo di vivere gli avvenimenti così da mantenersi sano in mente e in corpo, in quanto solo in questo modo può essere un buon cittadino e, quando la situazione lo richiede (es.: medico, politico), prendersi cura degli altri.

Nella relazione di cura, terapeuta e paziente si incontrano e si scambiano le relative esperienze e conoscenze, tenuto conto che:

  • il terapeuta si mette al servizio del paziente, aiutandolo a direzionarsi verso la salute, ma solo a fronte di essere lui stesso (il terapeuta) sulla vita della salute;
  • il paziente si prende la responsabilità del proprio stato di salute, agendo attivamente per prendersi cura di sé stesso. Essere responsabili significa infatti “essere abili a rispondere”, a reagire, essendo quindi disposti a cambiare quanto nella propria vita ha portato ad uno stato di malattia ed insoddisfazione.